

11. Il ruolo europeo degli Asburgo.

Da: M. Verga, Sotto l'ala dell'aquila. Gli Asburgo e gli stati
italiani nel Settecento, in Storia e dossier, n. 69, gennaio
1993.

Dopo la fine della guerra di successione spagnola (1714), la
dinastia asburgica di Vienna, acquisendo i Paese Bassi spagnoli,
il Milanese e il Napoletano, gi possessi degli Asburgo di Spagna,
e ingrossando cos il proprio regno di ben otto milioni di
sudditi, acquist una nuova dimensione europea, che dilat
l'antico asse danubiano Vienna-Praga. Come narra in questo brano
lo storico italiano Marcello Verga, la discesa degli austriaci in
Italia non costitu tuttavia una pura e semplice occupazione
territoriale, ma avvi un positivo confronto politico, economico e
culturale, che influenz sia gli occupanti che l' lite dei paesi
occupati.

La morte, nel 1711, dell'imperatore Giuseppe primo e il passaggio
del titolo imperiale a suo fratello Carlo dovevano segnare la fine
della guerra di successione spagnola e l'avvio delle trattative di
pace. Con i trattati di Utrecht e di Rastadt, l'uno del 1713,
l'altro del 1714, era riconosciuta la successione di Filippo
quinto [di Borbone] al trono di Spagna, con le colonie americane;
i Paesi Bassi (grosso modo l'attuale territorio del Belgio) e, in
Italia, il Milanese, il Regno di Napoli e la Sardegna erano
assegnati, invece, a Carlo d'Asburgo, ora imperatore col nome di
Carlo sesto; il Regno di Sicilia era dato a Vittorio Amedeo
secondo di Savoia, che nel corso del conflitto aveva saputo
cambiare fronte, passando da quello borbonico a quello anglo-
olandese-asburgico, e che ora conseguiva, insieme all'isola,
l'ambito titolo regio.
La presenza degli Asburgo nella penisola italiana era cos
ampiamente riconosciuta e il successivo fallimento, nel 1718-1720,
del tentativo di Filippo quinto e del suo ministro, il cardinale
Alberoni, di riconquistare alla Spagna i domini italiani consolid
ulteriormente la dominazione asburgica nella penisola: dal momento
che gli Asburgo riuscirono a ottenere la ricca Sicilia, dando in
cambio la Sardegna a Vittorio Amedeo secondo (da allora fino al
1860 i duchi di Savoia assumeranno appunto il titolo di re di
Sardegna).
In questo modo, Carlo sesto, che non manc di rivendicare ancora
il suo diritto ereditario alla corona spagnola, pot governare su
una monarchia che contava ben sedici milioni di sudditi (di
questi, ben otto milioni e quattrocentomila erano sudditi dei
domini ex spagnoli ora acquisiti da Vienna) e che si estendeva
dall'oceano Atlantico all'Ungheria, alla Serbia, all'Adriatico, al
cuore del Mediterraneo occidentale. Una monarchia profondamente
diversa da quella del padre Leopoldo primo, per la nuova capacit
demografica e la nuova dimensione mediterranea, una macchina
governativa costretta a misurarsi con problemi del tutto nuovi,
con interessi politici, economici, strategici estranei alla logica
e alla dimensione austro-boema della monarchia asburgica
secentesca.
Proprio alla consapevolezza di questa nuova realt della
monarchia, pi che a un nostalgico e inconcludente disegno di
riconquista del trono madrileno, vanno quindi ascritte molte delle
novit che segnarono l'organizzazione di governo e gli equilibri
politici della monarchia di Carlo sesto. E, in primo luogo, la
costituzione a Vienna, nel 1713, di un Consiglio di Spagna
responsabile del governo dei domini italiani e delle Fiandre (poi
affiancato, nel 1717, da uno specifico Consiglio per il governo
dei Paesi Bassi austriaci), composto in larghissima parte da
ministri catalani e italiani: un organo, venne allora osservato
nelle cancellerie e nella stessa Vienna, cui andavano decisamente
le simpatie e le grazie dell'imperatore. Forse perch, in quel
modo, non potendo avere la Spagna, ha gli spagnoli, scrisse con
felice arguzia Montesquieu nel suo diario di viaggio, alludendo ai
numerosi ministri catalani che avevano seguito Carlo a Vienna e
che ora reclamavano e ottenevano cariche, prebende, pensioni. A
causa della rilevanza delle questioni politiche poste dai domini
italiani e per l'importanza presto assunta dal Consiglio di
Spagna, non sorprende che alle vicende della penisola fosse
dedicata molta attenzione dalla monarchia carolina e dai suoi
organi di governo. Cos, per esempio, si giunse alla soluzione del
problema di Comacchio e di molte altre gravi questioni che
dividevano il papato e la monarchia (dalla apostolica legazia in
Sicilia - il privilegio in virt del quale i sovrani dell'isola
esercitavano la piena giurisdizione anche in materia ecclesiastica
- alle rendite di alcuni vescovadi napoletani, alle polemiche
giurisdizionalistiche che la stessa monarchia aveva incoraggiato
nella sua lotta con Roma); si stabil la messa a punto di decise
iniziative di sviluppo del commercio marittimo, con la
costituzione di numerose compagnie di commercio e l'istituzione di
una rete, per tutto il Mediterraneo, di porti franchi (da Trieste
a Messina, a Palermo); si progett la costruzione di una flotta
commerciale e da guerra in grado di proteggere questa nuova
dimensione mercantile della monarchia asburgica.
I domini italiani degli Asburgo furono, quindi, al centro di tutti
i progetti pi rilevanti messi a punto o discussi a Vienna: e
anche terreno e oggetto di scontro delle opposte fazioni presenti
nel governo dove spesso si dettero battaglia un "partito tedesco"
e un "partito spagnolo" che si dividevano il cuore e le finanze
dell'imperatore. Cos, per esempio, un progetto caldeggiato dal
potente cancelliere austriaco Sinzendorf, riguardante una sorta di
unione doganale tra le aree tedesche e i domini italiani, a tutto
vantaggio per della produzione dei possedimenti ereditari, fu di
fatto lasciato cadere per l'opposizione dei ceti di governo dei
domini italiani, ben sostenuti dai ministri del Consiglio di
Spagna. Ma anche un progetto di riorganizzazione delle
magistrature siciliane, che puntava alla creazione di un corpo di
giudici autonomi dalle pressioni e dagli interessi della grande
feudalit, fu vanificato dalle resistenze del baronaggio siciliano
e dalle incertezze e divisioni dello stesso Consiglio di Spagna.
Quanto ai pi ambiziosi progetti di sviluppo manifatturiero e
commerciale e alla creazione di una marina, il tutto svan per la
scarsa disponibilit di mezzi finanziari a disposizione della
monarchia, per la vaghezza dei programmi stessi e, elemento da non
trascurare, per le difficolt della congiuntura economica e
l'opposizione delle altre potenze europee, in primo luogo
dell'Inghilterra.
I primi decenni della dominazione asburgica in Italia, quelli che
vanno, grosso modo, dalla conclusione della guerra di successione
spagnola, nel 1713, all'aprirsi del conflitto per la successione
polacca (1733-1738) si consumarono, quindi, in lunghe discussioni
e sperimentazioni di progetti di sviluppo commerciale, di
creazione di porti franchi e compagnie privilegiate, o anche di
riforma delle istituzioni: discussioni, comunque, quasi sempre di
grande interesse e rilievo culturale e politico, capaci di
mobilitare le migliori energie degli uomini di governo e di ampie
cerchie intellettuali, a Vienna come a Milano, a Napoli o a
Palermo.
Non a caso, anzi, proprio per gli Stati italiani pi direttamente
interessati dalla dominazione asburgica si  rilevato come i primi
decenni del Settecento, i decenni del "sogno spagnolo" di Carlo
sesto, costituiscono un periodo felice per quegli ambienti
culturali italiani che si mostrarono pi attenti alle vicende
politiche e civili e pronti a confrontarsi con le questioni pi
vive che la situazione politica della penisola poneva ai ceti
dirigenti degli Stati italiani. Cos, da Muratori a Giannone, a
Francesco D'Aguirre [giurista siciliano al servizio dei Savoia e
degli Asburgo], per citare solo alcuni degli esponenti di spicco
della classe intellettuale italiana dei primi decenni del secolo,
 facile rilevare quanto le vicende che in quel periodo
interessarono la penisola, e in particolare le iniziative della
monarchia asburgica carolina, abbiano influito sull'impegno e
sull'attivit culturale e politica di gruppi assai significativi
di intellettuali italiani. (D'Aguirre, varr la pena ricordarlo,
fu il grande riformatore dell'universit di Torino negli anni di
Vittorio Amedeo secondo ma anche l'importante artefice, negli anni
Trenta, del catasto milanese avviato nel 1718).
E' in questo clima, infatti, che nacque la polemica di Muratori
contro la giurisdizione papale su Comacchio e si svolsero le
drammatiche vicende umane e culturali di Pietro Giannone, autore
della grande Istoria civile del Regno di Napoli, pubblicata, nel
1723, nel clima "ghibellino" sostenuto dalla politica italiana
degli Asburgo;  questo il terreno su cui matur la discussione,
di grande rilievo storico e politico, intorno alla giurisdizione
imperiale o alla "libert" d'Italia;  questo il contesto in cui
venne lanciato un appello all'imperatore perch si facesse
promotore di una grande opera di riforma della legislazione dei
domini italiani degli Asburgo. La presenza della monarchia
viennese nella penisola contribu dunque, in misura assai
rilevante, alla ripresa di un dibattito politico e culturale che
doveva trovare nella riconsiderazione della storia italiana, dal
Medioevo in avanti, materiali assai significativi per una
riflessione sulla realt politica e sociale degli Stati italiani:
per un'attenta analisi delle cause della loro debolezza, cos come
per una valutazione del loro destino.
Ci avveniva in anni in cui, mentre, da un lato, le grandi potenze
europee - e in primo luogo gli Asburgo e i Borbone - puntavano a
un controllo diretto di alcuni importanti Stati italiani,
dall'altro, molte dinastie principesche italiane, dai Farnese ai
Medici, agli Este si estinguevano o minacciavano di estinguersi:
segno, scriveva Muratori, di quella disavventura inesplicabile
che minacciosamente incombeva sul destino politico della penisola.
E proprio intorno agli anni Venti del Settecento, nel corso delle
convulse vicende che segnarono i tentativi di accordo tra le
grandi potenze europee per una soluzione pacifica della crisi
dinastica medicea, i ceti dirigenti del Granducato di Toscana
seppero trovare, nella storia costituzionale dello Stato mediceo e
nella lettura dei testi di diritto naturale e delle genti, gli
argomenti per rivendicare l'indipendenza del loro Stato e il
diritto a decidere in piena autonomia del loro futuro politico. Il
difficile e impari scontro politico tra le pretese degli Asburgo e
il governo del granduca mediceo offr allora l'occasione per un
profondo ripensamento della cultura politica toscana (testimoniato
dall'istituzione, nel 1726, a Pisa, della prima cattedra
universitaria, in un Paese cattolico, di diritto naturale); per
l'aprirsi di quella cultura a un tipo di riflessione politica
antidispotica e costituzionale che era patrimonio della pi
avanzata cultura politica europea e che far, assai
significativamente, della cultura toscana un terreno assai fertile
per la ricezione delle teorie costituzionali di Montesquieu.
Comunque, non tutti i progetti e le iniziative della monarchia
carolina nei domini italiani, nei due decenni che vanno dalla
conclusione della guerra di successione spagnola all'aprirsi della
guerra di successione polacca, si tradussero in fallimenti o
tentativi velleitari di riforma politica o di rilancio economico.
E se  certo che la difficile congiuntura politica internazionale
e le urgenti necessit finanziarie della monarchia viennese fecero
s che molte delle misure di riforma messe a punto o avviate nei
domini italiani fossero abbandonate per non suscitare opposizioni
e contrasti (dai piani di sviluppo commerciale ai progetti per la
realizzazione di una forte marina da guerra, al piano di unione
doganale del cancelliere Sinzendorf, alla creazione, in Sicilia,
di un apparato statale di magistrati),  vero per che proprio
negli anni di Carlo sesto fu approntata, in gran parte, una delle
riforme pi significative del Settecento italiano: il catasto
geometrico-particellare milanese, poi portato a termine, negli
anni Cinquanta, sotto il governo di Maria Teresa, da Pompeo Neri.
Strumento non solo utile a una pi giusta ripartizione del peso
fiscale tra il patriziato e i mercanti milanesi e le altre citt
del ducato, ma anche misura essenziale di controllo, da parte del
potere politico, del territorio e delle sue ricchezze e, pi tardi
- con la riforma delle amministrazioni comunali promossa da Pompeo
Neri - potente mezzo per la creazione di un nuovo assetto
dell'amministrazione e dello stesso profilo costituzionale dello
Stato milanese.
Sicch, se volessimo in poche battute riassumere il significato
della forte presenza della monarchia asburgica in Italia, dalla
conclusione della guerra di successione spagnola alla perdita, nel
corso della guerra di successione polacca, dei regni di Napoli e
di Sicilia, non potremmo limitarci a una sottolineatura dei
fallimenti, dei tentativi di riforma (termini, questi, assai cari
agli storici delle riforme settecentesche) avviati e presto
abbandonati, ma dovremmo ricordare le mappe e le carte del
censimento milanese, l'attivit assai importante di numerosi
ministri e funzionari (asburgici, spagnoli e italiani) impegnati
nella realizzazione delle pi significative misure di riforma
varate dalla monarchia viennese nei suoi domini italiani (dal
D'Aguirre, prima ricordato, al napoletano Miro, presidente della
commissione del catasto milanese, al Pertusati, al Perlongo) e,
infine, gli stessi progetti testardamente perseguiti per
assicurare la ripresa dei traffici e della produzione
manifatturiera. E, allo stesso modo, sarebbe certamente sbagliato
concludere che gli anni del "sogno spagnolo" di Carlo sesto hanno
lasciato alla monarchia asburgica soltanto la monumentale
Karlskirche di Vienna o l'incompiuto monastero di Klosterneuburg,
progettato dall'imperatore come un vero e proprio Escorial, dal
momento che il regno di Carlo sesto, con il suo Consiglio di
Spagna e i suoi ministri spagnoli e italiani segn un momento
assai importante per la monarchia degli Asburgo, sancendo la
rottura di quell'asse politico e di potere tra i ceti austriaci e
boemi che aveva a lungo impedito qualsiasi misura di riforma della
monarchia stessa: contribuendo, in tal modo, a creare le
condizioni necessarie, anche se forse non sufficienti, per un pi
forte assolutismo asburgico.
